La sveglia suona prima dell’alba,
quando il buio pesa ancora sulle finestre.
Il pane è già tagliato a metà,
odore di caffè
e polvere di ferro nell’aria.
Fumo.
Mani stanche.
Volti che non cercano specchi.
Io c’ero,
anche se non si vedeva.
Nascosto tra i rumori della fabbrica,
tra gesti ripetuti
come preghiere stonate.
Ruggine nelle ossa.
Non va via con il sapone.
Resta attaccata alla pelle
come una seconda memoria.
Quella ruggine parla di me.
Di ciò che ho imparato a sopportare,
del corpo che piega ma non cede,
dell’anima che insiste
a restare.
A forza di resistere
si cambia forma.
Si impara a volare basso,
ma interi,
con le radici nella terra
e lo sguardo
che non dimentica il cielo.
Questa poesia vive in La misura fragile delle cose.
E ha trovato una voce.
Se resti un attimo, puoi sentirla.