Andare è facile,
basta chiudere una porta,
lasciare che i passi facciano rumore
più forte dei pensieri.
Fuggire è persino più semplice:
si corre senza guardare indietro,
ci si convince che il tempo
cancellerà le impronte lasciate sul fango.
Ma restare…
restare è un verbo difficile.
Vuol dire tenere il posto
quando il buio scende prima del previsto,
quando la musica non consola
ma punge come una lama.
Restare è un verbo che si coniuga col cuore,
con le mani che tremano ma non mollano,
con gli occhi che imparano a resistere
anche quando bruciano di pianto.
E in quella ostinazione silenziosa
c’è una forza che non ha nome:
la certezza che solo chi resta
può davvero appartenere.
Questa poesia vive in La misura fragile delle cose.
E ha trovato una voce.
Se resti un attimo, puoi sentirla.