Mio padre non parlava.
Forgiava parole nel ferro.
Ogni frase
un chiodo
piantato nel legno del tempo.
Ogni gesto
una carezza muta,
un modo per dire
“sono qui”
senza voce.
Io porto ancora addosso quel suono,
un’eco che non smette:
il silenzio che dice tutto
senza spiegare niente,
che pesa come pietra
e regge
le fondamenta
di ciò che sono.
Tra i suoi occhi e i miei
c’era vento,
uno spazio vuoto
che sapeva parlare.
E adesso, quando resto fermo,
sento il suo respiro
nascosto
nelle pieghe del silenzio.
Questa poesia vive in La misura fragile delle cose.
E ha trovato una voce.
Se resti un attimo, puoi sentirla.