La Brunella

Nel mio giardino è comparsa senza invito.

Non l’ho seminata.
Non l’ho cercata nei cataloghi.
Non l’ho scelta tra i fiori più belli del vivaio.

È arrivata da sola.

L’ho vista spuntare tra l’erba, con la sua piccola corona viola e le brattee scure che sembravano un mantello da viandante.

Si chiama Brunella.

Un nome semplice.
Quasi umile.
Uno di quei nomi che non finiscono sulle copertine delle riviste di giardinaggio.

Eppure, osservandola da vicino, sembrava custodire una storia.

I vecchi erboristi la chiamavano l’erba che guarisce.

Nelle campagne si raccontava che fosse nata da una lacrima della Terra. Quando uomini e animali si ferivano tra rovi, pietre e sentieri, la Terra, impietosita, lasciava crescere questa piccola pianta viola lungo le strade.

Chi la trovava sapeva di aver trovato un dono.

Le nonne la raccoglievano con rispetto.
La facevano essiccare all’ombra.
La conservavano nei sacchetti di tela insieme alla lavanda e alla salvia.

Si diceva che curasse le ferite del corpo.

Ma le favole antiche andavano oltre.

Raccontavano che la Brunella sapesse riconoscere anche le ferite invisibili:
quelle lasciate dalle parole cattive,
dalle promesse non mantenute,
dalle assenze troppo lunghe,
dai giorni in cui il cuore si sente stanco.

Per quelle non esistevano infusi.

Bisognava soltanto sedersi accanto a lei.

Guardarla.

Ricordarsi che la natura non corre, non pretende.

La Brunella non diventa alta come un girasole.
Non profuma come una rosa.
Non accende il giardino come un papavero.

Eppure fiorisce lo stesso, anno dopo anno.

Con la discreta ostinazione delle cose vere.

Forse è questo il suo insegnamento.

Così oggi la guardo nel prato.

Il sole le accende i petali viola.

Le api la visitano come una vecchia amica.

E mi sembra quasi di sentire le voci delle nonne di un tempo sussurrare tra l’erba:

“Abbi cura della Brunella.”

Perché ogni giardino ha bisogno di almeno un fiore che sappia guarire.

E ogni uomo, prima o poi, ha bisogno di credere che anche le ferite invisibili possano trovare la loro primavera.


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