Dopo il vento

C’è stato vento, in questi giorni.
Di quelli che non chiedono permesso,
che entrano dalle fessure
e si prendono spazio anche dove non dovrebbero.

Ha dato fastidio, sì.
Ha sbattuto porte,
spostato cose leggere e pensieri pesanti,
ha fatto rumore quando avremmo voluto silenzio.

Eppure…

ha cambiato l’aria.

L’ha smossa, girata, rinnovata,
come fa chi arriva a dirti
che l’aria può sempre girare.

Ha asciugato.
I muri umidi, i prati stanchi,
e anche qualcosa dentro
che non trovava più il coraggio di respirare.

Il vento non è gentile.
Non consola, non accarezza.
Ma passa
e lascia il segno giusto.

Perché a volte serve proprio quello:
qualcosa che disturbi,
che scompigli,
che metta tutto un po’ fuori posto…

per far tornare l’essenziale.

E quando poi se ne va,
resta una quiete diversa.

Non quella di prima.
Una più pulita.


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