Chiodi e carezze

Le tue mani
sapevano fare il pane,
alzare profumi di farina e forno acceso,
dare forma alla pazienza
come a un impasto che cresce piano.

Ma con lo stesso gesto
sapevano distruggere una giornata,
trasformare la luce in ombra,
rovesciare il silenzio addosso come un peso.

Erano chiodi e carezze,
ferite e riparo nello stesso tocco,
il confine sottile tra l’amore e la paura.

E ancora oggi,
se chiudo gli occhi,
non so quale delle due mani
mi sfiori per prima.


Da La misura fragile delle cose.

Questa poesia ha trovato una voce.
Se resti, la senti.


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