Oggi, in giardino, nell’erba,
ho visto una pigna
caduta dal grande pino.
Non era spezzata davvero.
Sembrava rimasta sospesa
in una decisione incompleta.
Aperta solo a metà,
con quell’inclinazione strana,
quasi precisa—
quarantacinque gradi
tra il trattenere e il lasciare andare.
Una parte ancora chiusa,
stretta nel ricordo del ramo.
L’altra già aperta al vento,
alla terra,
al tempo.
Mi sono fermato a guardarla
più del necessario.
Perché certe cose piccole
hanno il vizio di assomigliarci.
Anche noi, a volte,
restiamo così:
mai del tutto chiusi,
mai davvero aperti.
Con una parte che resiste
e un’altra che vorrebbe finalmente
cadere senza paura.