in questi giorni ho rimesso in fila le cose.
La siepe, prima di tutto—
storta, libera, un po’ ribelle—
l’ho accompagnata
a ritrovare una forma.
Il tagliasiepi cantava piano,
senza fretta.
Poi l’erba.
Quella che cresce
anche quando non la guardi,
anche quando pensi
che il tempo si sia fermato.
Il decespugliatore graffiava l’aria,
il tagliaerba tracciava linee pulite,
come se qualcuno, finalmente,
avesse deciso di mettere ordine
dentro e fuori.
Ho dato un’occhiata al roseto,
come si controlla qualcosa
che non va disturbato.
Ho pulito i percorsi,
uno a uno.
Quelli del giardino,
quelli della rampa,
quelli che uso ogni giorno
senza più vederli davvero.
E intanto succedeva qualcosa—
niente di fragoroso,
niente di evidente.
Solo il respiro
che tornava al suo passo.
La natura non parla,
ma sistema.
Non spiega,
ma scioglie.
E mentre sistemavo lei,
senza accorgermene,
sistemavo anche me.
Perché a volte basta poco:
un filo d’erba tagliato,
una siepe raddrizzata,
un sentiero pulito—
per ricordarsi
che anche dentro
si può tornare
a stare bene.