Ti ho sentito miagolare.
Non sapevo chi fossi.
Sei arrivata così,
senza chiedere permesso.
Poi, piano,
ti sei avvicinata.
Con il cibo, sì—
ma soprattutto con qualcosa
che non si compra:
fiducia.
Sei diventata amica di Dharma,
anima candida, selvatica, un po’ ferita.
Tra voi
un linguaggio silenzioso
che noi potevamo solo guardare.
Hai iniziato a restare.
Giorni. Notti.
Sempre un po’ più dentro.
E noi, senza accorgercene,
ti abbiamo fatto spazio.
Hai riempito le nostre vite
con una presenza semplice,
che non chiede nulla
ma cambia tutto.
Non avevi un nome.
Per noi eri “la cicciona”.
Dentro quel nome storto
c’era affetto vero.
Ieri mattina
sei uscita in giardino.
Come sempre.
Poi il silenzio.
“Strano”, abbiamo detto.
Ma certe parole
arrivano sempre un attimo dopo la verità.
Ti abbiamo cercata.
Ieri. Oggi.
Poi ti ho trovata,
ai margini del torrente.
Qualcuno ti ha investito
e ti ha lasciata lì,
come se non fossi niente.
Ma tu eri qualcosa.
Per noi eri qualcuno.
Nel bosco
ti ho sepolta.
Lì da dove eri arrivata,
come se la terra
sapesse chiudere i cerchi.
Avremmo voluto viverti di più.
Questo resta.
E resta anche tutto quello
che, senza fare rumore,
ci hai lasciato.
Grazie.