
Ho ascoltato posizioni diverse.
Favorevoli. Contrarie. Tecniche. Politiche. Appassionate. Diffidenti.
Mi sono fatto un’idea.
Non pretendo sia quella giusta in assoluto. È la mia.
Il 22 marzo si vota per un referendum sulla giustizia.
Non scrivo per dire cosa votare.
Scrivo per dire che andrò a votare.
Andare a votare non è un gesto ideologico.
È un gesto di partecipazione.
Possiamo criticare le istituzioni. Possiamo metterle in discussione. Possiamo ritenerle imperfette.
Ma se smettiamo di partecipare, non le miglioriamo: le svuotiamo.
In un referendum costituzionale non c’è quorum.
Questo significa che l’astensione non è neutralità. È assenza.
Ho un’età per cui ritengo che il mio futuro personale dipenda poco da questo referendum.
Ma il modo in cui scegliamo di partecipare oggi costruisce il contesto in cui vivranno i nostri figli.
La democrazia non si indebolisce per un voto espresso.
Si indebolisce quando le persone smettono di sentirla propria.
Andrò a votare perché credo che la partecipazione sia una forma di responsabilità.
Non verso una parte, ma verso il sistema in cui viviamo.
La democrazia non è garantita una volta per tutte.
Si tiene viva esercitandola.
Versione originale pubblicata su LinkedIn il 11 marzo 2026.
